Pagina:Poemi (Byron).djvu/32

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30 il corsaro



    Così il canto cessò, quando Corrado
Varcò la soglia, e ogni recesso, e giunse470
A la sua Donna.» Ben tuo carme è tristo
» O mia dolce Medora!» — » E da te lunge
» Esser può lieto? Ognor, che tu non m’odi,
» È mesto il mio pensier, a lui concorde
» Il mio concento, e ognor, che il labbro è muto,475
» Favella il cor. Oh, in quante notti, e quante,
» Angosciose, inquïete, de’ miei sogni
» La paura mi scosse, e colla mano
» Fattomi appoggio su le vote piume,
» Porsi l’orecchio a l’aura che spingea480
» Placida la tua vela, e udir credei
» Fero nunzio di turbine! Sommesso
» Era il vicino mormorar de l’onde,
» E pur parea profetico lamento,
» Che dal lido, te naufrago, piangesse!485
» Ed io balzava esterrefatta, e il piede
» Alla torre volgea, chè il mio deliro
» Moribonda la face, ed i custodi
» Mal vigili pingeami..... Oh, quante insonni
» Ore passai, di te chiedendo al cielo,490
» E ad ogni stella!.... Ed il mattino uscìa,
» Nè tu giungevi, e sul mio sen soffiava
» Fredda la brezza, e il dì sorgea, su l’egre