Pagina:Poemi (Byron).djvu/33

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il corsaro 31

» Mie pupille, ahi! deserto... È alfin meriggio;
» I’ saluto una vela,... eccola;... è presso....495
» Misera!... passa. Ma già un altra spunta....
» È tua Corrado!.... è tua!.... Deh, sì rei giorni
» Quando avran fine!.... E non fia mai che dolce
» Ti sia la gioja de la pace? Mira
» Quanti tesori a tuoi desir! Vè quanti500
» Palagi adorni, da l’errar tuo lungo
» T’invitano a posar! Tu ben lo sai,
» Che, Te lunge, non è rischio ch’io tema
» De’ giorni miei, ma sol de’ tuoi più cari,
» Che d’amor schivi, fra gli stenti, e il sangue505
» Van consumando. Oh, qual mai strano cuore
» Nutrìchi tu, per me tenero tanto,
» Ed a natura, e al suo voler söave
» Così nemico!» ―
» Ei si cangiò, mel’credi,510
» Idolo mio; fu come verme pesto,
» Trasse d’aspe vendetta: altra quì in terra,
» Che l’amor tuo, non ho speranza, e un lampo
» Lassuso appena di perdon mi resta.
» Quel che tanto condanni, ed io pur sento515
» Odio del mondo, è di te affetto, ed ambo
» Stretti così mi stan congiunti in seno,
» Che te cesso d’amar, se il mondo apprezzo.