Pagina:Poemi (Byron).djvu/34

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32 il corsaro

» Deh! non temer; quello che fu, t’è pegno
» Di quel che fia, nè sarà mai che pera520
» Tanto amor mio. Deh! l’alma tua rinfranca,
» Medora;... anco una fiata... Un ora,... e salpo...
» Nè fia lento il tornar.» —
» Anco una fiata
» Salpi, di’ tu? Ahi, mel’dicea del core525
» Il palpito funesto!.... E cosi langue,
» Ogni mio sogno di dolcezza!... Un ora?
» E salpi?... Non è ver... Oh, mai non vegna
» L’ora fatal!... Vedi, la barca appena
» Gettò l’àncora in porto; è lunge ancora530
» La sua compagna; più che nuovi stenti
» Chiedon posa le turbe; oh! mio Corrado
» Crudel dileggio è il tuo; tu, pria ch’il provi,
» Vuoi che il rio duolo a sopportar m’avezzi;
» Abbi pietà di mia sventura; è gioja535
» Questa più amara d’ogni affanno... oh, taci
» Corrado, anima mia!... Vieni; divìdi
» La mensa ch’apprestai; lieve fatica
» Chiede tua scarsa cena; eppur lïeta
» Cura mia fu, quali trovai più dolci540
« Frutta raccôrre, e se non dolci, almeno
» Quai rinvenni men crude. In su pel clivo
» Per ben tre fiate mi straziai le piante,