Pagina:Poemi (Byron).djvu/35

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il corsaro 33

» Ricercando un ruscel limpido, e fresco;
» Ve’ come brilla in sua candida tazza545
» Il tuo sorbetto! sgorgherà gradito
» Per lo tuo labbro, che spumante nappo
» Abborre, più che Mussulman non suole.
» Nè ten rampogno io già, ch’anzi m’è lieto
» Quello pensar, che fora pena altrui,550
» Dolce per te. Deh! vieni; il desco è pronto,
» Arde l’argentea lampa, e di scirocco
» L’umido soffio non paventa; vieni;
» Mie vaghe ancelle intanto, agili, meco
» Intreccieran la danza a te d’intorno,555
» O sciorranno concenti, e poi, se il brami,
» Col flebil suon del mio lïuto, il sonno
» Andrò invocando su le tue pupille,
» O se più grato il conversar ti fia
» Quel ch’Ariosto1 narrò, d’Olimpia amata,560
» E derelitta negli andati tempi,
» Ripeterem. Ben più crudel di lui,
» Che tradì il voto, e abbandonò spergiuro
» La misera fanciulla or tu saresti,
» Ben più de l’altro rìo, cui ti rammenta565
» D’Arïanna lo scoglio, allor che il vedi
» Per lo sgombro orizzonte!.... Ed io da queste
» Cime te lo additava, palpitante