Pagina:Poemi (Byron).djvu/43

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il corsaro 41

Perch’ei rivolge al giovinetto, e fido
Gonsalvo? Perchè scuotesi? Nel fondo
Del cuor perchè par ch’ei s’affanni? Ahi, l’occhio
Scontrò il turrito scoglio, ed il fatale
Addio risorse in mente! Oh, ciel! Medora
Scorge or forse la nave? Ahi, non l’amava
Com’or l’ama giammai!.... Ma troppo ancora
A oprar gli resta pria de l’alba; afforza
L’usato ardir, volge la fronte, e chiama
Gonsalvo e scende a la romita stanza;
Qui tutto svela il suo pensiero, e il loco,
E il modo, e la speranza. A lor d’innante
Arde una lampa, ed il suo raggio versa
Su lo svolto papìro, ove effigiati
Son mari, e terre, e sù quant’ha strumenti
La naulic’arte. A mezzo il corso omai
Tocca la notte, e a meditare assisi
Anco sen’stanno. Oh, qual mai veglia increbbe
Ad ansiosa pupilla! Intanto soffia
Seconda l’aura per lo Ciel sereno,
E và la nave, e par falcon che voli;
Passa per le folt’isole, s’aggira
Vicina ad ogni lido, esplora, e cerca,
E trova alfine il disegnato porto
Ch’anzi che il dì sorrida, in sen l’accolga.