Pagina:Poemi (Byron).djvu/53

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il corsaro 51

» Certo l’alba non è!.... Qual astro mai
» Qual Sole irraggia ora la baja?.... Un lago
» Parmi di foco!.... Oh tradimento! all’armi!
» Guardie!... il mio brando! Oh Cielo! Ardon le navi,
» Ed io son lunge?.... Empio Dervis! e queste
» Eran le infami tue novelle? Oh, sozzo
» Esplorator!.... trattengasi.... s’uccida....
Sorse il Dervis a quel fulgor, nè manco
Di quel fulgore il suo cangiar di forme
Ogni sguardo abbagliò. Sorse, non mesto
Non umile qual pria, ma come audace
Guerrier che sul suo barbero si slancia;
Gettò l’alto cappuccio, e d’in sul petto
La tunica strappossi, e lo scoverse,
Qual era armato, e di sua spada intorno
Fé il raggio balenar; Coprìali il capo
Picciolo sì ma risplendente elmetto
Di nera piuma ornato, ma splendea
Assai più la pupilla, e uscìa di sotto
Al negro ciglio, assai più negro orrore,
E tal ch’a l’atterrito Mussulmano,
Spirto da l’infernal spada di morte,
Incontro a cui vano è pugnar, parea.
L’altissimo spavento il chiaror fosco
Di fiamme e faci, che sul Ciel si spande