Pagina:Poemi (Byron).djvu/54

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52 il corsaro

E le strida di duolo, ai disperati
Urli commiste, e lo scontrar de’ brandi
E il ferire, e il cader, su quella terra,
Orrenda apron così scena d’averno.
Quà, e là confusi corrono gli schiavi,
Ove non san, fuggendo, e il sanguinoso
Lido veggono solo, e l’arder vasto.
Furibondo il Pascià s’affanna indarno
Alto a sclamar: » a me il Dervis si tragga;
» Quel Démone s’arresti!»... Alcun non l’ode,
Non si volge in udir; mira Corrado
La sorpresa, il terror, e rassecura
Il disperato palpito che in seno
Sorse improvviso, quando presta, oh troppo!
E pria che il segno convenuto ei desse,
Vide la fiamma; l’orrido trambusto
Mira ed il corno dal fianco solleva;
È breve il soffio, ma per l’aere chiaro
Spandesi il suono, e un altro suon risponde.
» Forti!.... egli esclama, valorosi!.... Fidi!....
» Perchè temei che l’impaziente ardore
» Fosse disegno reo di quì lasciarmi
» Solo perir!» Stende il possente braccio,
A cerchio vibra l’affilato acciaro,
E così il primo folle indugio ammenda;