Pagina:Poemi (Byron).djvu/55

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il corsaro 53

Quel che il terrore incominciò, compisce
Il suo furor, e quanti incontra, innanzi
Cader si fa. Per l’ampie sale sparsi
Vanno i fessi turbanti, ed osan pochi
Alzar le destre a far salve le fronti;
Anco Seid, meravigliando, assorto,
E per rabbia convulso, ancor che in fera
Sembianza, di pugnar, di là s’arretra;
E prode è ben, ma lo temuto scontro
Forz’è ch’eviti ei pur, terribil tanto
La paura comun fa il suo nemico;
Scorge l’arse galee, d’ira spumante
La folta barba si dilania, e fugge.
Omai varcata han de l’Harem la soglia
I pirati, e v’irrompon furibondi,
E traggon morte là ’ve stupor cieco
Getta la spada, s’inginocchia, e prega.
Invan! trabocca il sangue; ove gli chiama
Col suo squillo Corrado, u’ sua trist’opra
Il gemer de le vittime, il dolente
Implorar vita, annunziano, veloci
I corsari si volgono, e d’orrende
Grida il salutan. Solitario, bieco,
Qual sazia tigre in suo covil, che rode
Spolpati avanzi, ei stà.... Breve risposta