Pagina:Poemi (Byron).djvu/70

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68 il corsaro

Gli dice, ahi troppo! ch’ei si sveglia a vita.
» Oh, tu chi sei? Se non de l’aere spirto,
» Chi mai, chi fe’ de’ miei custodi i volti
» Belli così? — »
» Non conosciuta, I’ vegno,
» Pirata, è ver, ma pur tal sonmi grata
» Di generoso oprar, ch’usanza certo
» D’uom tuo pari non fu; mirami, e vedi,
» E rammenta colei, che la tua mano
» Da le fiamme salvava, e da’ più feri
» Compagni tuoi; qual me consiglio or guidi,
» Fra quest’ombre, non so.... So che nemica
» Io non ti son, nè posso, oh dio! vederti
» Così perir!» —
» Se dolce tanto sei,
» Donna gentil, oh! tu sei pur fra tanti
» Unica, cui la barbara speranza
» Lieta non rende.... Ma fu lor ventura,
» Dritto han ben di gioirne;.... e anch’io son grato
» Al pietoso desìo di chi, non sommi,
» Te quì m’invia, consolatrice, amica.»
Strano pur sembri, ma ad estremo affanno
Anco il piacer si lega, onde conforto
Il cuor non n’ha, (che male il duol s’inganna )
Ma ne sorride fra le angoscie ancora.