Pagina:Poemi (Byron).djvu/71

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il corsaro 69

Dei condannati saggi ai lieti accenti,
Un dì fêr eco i palchi insanguinati;
Ma quella gioja al petto altrui non corse,
Ove nacque spirò; così sfavilla
Or l’occhio di Corrado, e la sua fronte
A feroce allegrìa così s’increspa,
E i suoi detti così suono han di gioja,
Ch’ultima in terra par che scender debba;
Inusitata inver, chè de la vita
Nel volger breve, fra il mistero, e il sangue
I foschi giorni suoi tutti ei divise.

XIV

» Corsaro è fìsso il tuo destin; pur tanto
» Poss’io, perchè sia crudo men Seidde,
» In un sereno istante. Oh, ben te vivo
» I’ ne vorrei!.... Vorrei più ancor.... te salvo!
» Ma scarso è il tempo, e scarsa più men’ lascia
» Speranza il tuo languir.... Eppur vogl’io
» Tutto, tutto tentar.... un giorno almeno
» D’indugio al tuo morir! Più, fora impresa
» Inutile, e fatai forse ad entrambo» —
» Oh sì, fatal....! Ad ogni evento, credi,
» Pronta è quest’alma mia; così profondo