Pagina:Poemi (Byron).djvu/87

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il corsaro 85

Sguardi invìa da la negra ampia pupilla
Su quel ciglio, che inerte par che miri
Del Combolojo, che gli pende a fianco,
I vario-pinti grani, ma desìre
Accarezza di vittima, e di sangue.
» Pascià, pugnasti! Al tuo turbante attorta
» Sta la vittoria; è in tuo poter Corrado;
» Caddero gli altri; ei pur morrà, qual debbe
» Uom che sua sorte ben mertò, sì abbietto
» Che indegno è fin de l’odio tuo. Ma saggio
» Parmi o Seid di raffrenar per poco
» La tua vendetta; va gran fama il sai
» Dei tesor del Pirata; al suo riscatto
» Gli offrirà tutti; oh I’ vorrei pur vederne
» Alfin signore il mio Pascià! Deluso,
» Fatto meschin da tanto prezzo, errante,
» Perseguitato, fia ben facil preda
» Il tuo nemico allor, che s’or lo spegni,
» Quel che riman de’ suoi seguaci aduna
» Sovra l’agili barche ogni ricchezza,
» E via sen’ fugge a più securo asilo....» —
» Odi Gulnara; se per ogni stilla
» De l’odiato suo sangue, in don m’offrisse
» Gemma preziosa più di quante mai
» Vanta il diadema d’Istambul; se un masso