Pagina:Poemi (Esiodo).djvu/143

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529-560 LE OPERE E I GIORNI 29

si gira, e breve tempo de l’Ellade ai popoli appare.
530Quante ha la selva fiere, cornigere o prive di corna,
con miserevole streper di denti, via fuggono allora,
per i selvaggi burroni, ché tutte hanno sola una cura:
dove, cercando un rifugio, rinvengano anfratti profondi,
concavi spechi. E, simili a vecchi poggiati al bastone,
535calan le orecchie sul dorso, rivolgono i musi alla terra:
simili a quelli vanno, fuggendo la candida neve.

     Indossa allora, come ti dico, a riparo del freddo,
un camiciotto lungo, che tenga ben caldo, e un mantello
soffice, dove poco l’ordito, e sia molta la trama:
540cingiti questo, ché poi non debba venirti la pelle
d’oca, e pel brivido i peli non debban rizzartisi addosso.
Stringiti poscia ai piedi calzari, di bue macellato,
bene assestati; e dentro, di lana una fodera aggiusta.
Le pelli prendi poi di capretti di prima figliata,
545cucili con minugia di bue, come arrivano i freddi,
che ti riparino il dorso dall’acqua; e sul capo, un berretto
bene aggiustato, ché poi le orecchie bagnarti non debba:
perché gelida è l’alba nei giorni che soffia la Bora;
e sul mattino cala, dal cielo stellato a la terra,
550sui campi ai fortunati, un’aura che il grano matura,
che, poi che l’acqua attinse dai fiumi che corrono eterni,
ed alta, via da terra, balzò, con la furia del vento,
ora si scioglie in pioggia sul vespero, ed ora, se troppo
mulina il tracio Borea le nuvole, in vento si perde.
555Tu dunque il tuo lavoro sollecita, e a casa poi torna,
pria che dal cielo il buio t’avvolga con l’umida nebbia,
che la tua pelle inzuppi, t’infracidi tutte le vesti.
Guàrdati bene, ché questo fra i mesi è il piú duro di tutti.
Occorre allor metà del cibo pei bovi, per l’uomo
560di piú: le lunghe notti risparmiano a quelli il lavoro.