Pagina:Poesie (Carducci).djvu/1004

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978 rime e ritmi

sí che di rosa nel cheto vespero
le Marmarole care al Vecellio
rifulgan, palagio di sogni,
40eliso di spiriti e di fate,

sempre, deh, sempre suoni terribile
ne i desideri da le memorie,
o Calvi, il tuo nome; e balzando
44pallidi i giovini cerchin l’arme.


II.


Non te, Cadore, io canto su l’arcade avena che segua
          de l’aure e l’acque il murmure:
te con l’eroico verso che segua il tuon de’ fucili
          48giú per le valli io celebro.

Oh due di maggio, quando, saltato su ’l limite de la
          strada al confine austriaco,
il capitano Calvi — fischiavan le palle d’intorno —
          52biondo, diritto, immobile,

leva in punta a la spada, pur fiso al nemico mirando,
          il foglio e ’l patto d’Udine,
e un fazzoletto rosso, segnale di guerra e sterminio,
          56con la sinistra sventola!