Pagina:Poesie (Carducci).djvu/925

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odi barbare 899


CANTO DI MARZO


Quale una incinta, su cui scende languida
languida l’ombra del sopore e l’occupa,
disciolta giace e palpita su ’l talamo,
sospiri al labbro e rotti accenti vengono
5e súbiti rossor la faccia corrono,

tale è la terra: l’ombra de le nuvole
passa a sprazzi su ’l verde tra il sol pallido:
umido vento scuote i pèschi e i mandorli
bianco e rosso fioriti, ed i fior cadono:
10spira da i pori de le glebe un cantico.

― O salïenti da’ marini pascoli
vacche del cielo, grigie e bianche nuvole,
versate il latte da le mamme tumide
al piano e al colle che sorride e verzica,
15a la selva che mette i primi palpiti — .