Pagina:Poesie (Monti).djvu/112

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96 LA MUSOGONIA



LA MUSOGONIA


Contenuto: Il p. si propone di cantare l’origine delle Muse, ch’egli invoca propizie (1-16); e narra come Giove, trasformato, per consiglio d’Amore, in pastorello beoto, innamorasse di Mnemosine, e come questa partorisse al dio le nove divine sorelle (17-208). Le quali, con suoni di cetre, con canti e con balli, salirono in cielo, ove furono accolte dal padre e date in compagnia d’Amore e delle Grazie (209-272). Ogni nume porse loro, pegno di benevolenza, doni preziosi (273-288): ed esse, cantando, dissero prima le lodi di Amore, generatore delle cose (289-368); poi la guerra dei Titani, che furono vinti e fulminati da Giove (369-488). Gli dei s’allietarono del canto delle Muse, e piú Minerva, che in tanta lotta aiutò, meglio di tutti, il padre (489-520). Dopo la memorabile vittoria, Giove fece di nuovo germinare la terra, arsa anch’essa dalle sue folgori (521-552); Giove, padre degli uomini e degli dei, che il poeta invoca soccorritore d’Italia, la quale, per opera di Bonaparte, sta gettando i ceppi e le catene per ricomporsi in unità di nazione, se ciò siano concordi a volere tutti i suoi figli (553-624). — La Musogonia fu composta prima della sollevazione romana del 1793 e data alle stampe nel settembre di quell’anno, quando, interrotta la composizione e, per conseguenza, la pubblicazione della Bassvilliana, l’editore Perego-Salvioni non sapeva come mantenere i patti co’ suoi abbonati. Cfr. Vicchi VIII, p. 336. Questa stampa ha il primo e parte d’un altro canto, composti secondo il concetto primitivo del poeta («Era mia mente, allorché intrapresi questo lavoro, di dilatarlo in due canti, nel secondo de’ quali mi proponeva di ricondurre in terra le Muse a beneficare il genere umano, traendo gli uomini dalla vita selvaggia, congregandoli in società, e insegnando loro la virtù, la giustizia, e tutte le arti, e tutte le scienze....»: cfr. l’Avvertimento, citato più oltre), concetto, che abbandonò poi del tutto. Edizioni intere della Musogonia, ridotta a un canto solo, sono la veneziana del Curti, la milanese, con notevoli emendamenti dell’autore, dei Pirotta e Maspero, ambedue del 1797, e la bolognese del 1821 (nel. v. I delle Opere del cav. V. M.), che riproduce, salvo lievissime differenze, quella del Curti. Nell’edizione milanese dei Classici italiani del 1826, al poeta fu necessario, per le mutate condizioni politiche, togliere e variare più cose. Quindi noi abbiamo, come già il Carducci, accettata la lezione del ’97 e del ’21, ma colle correzioni di stile del ’26; riportando in nota le varianti di forma delle due ediz. del ’97 e dell’altra del ’21, e di sostanza di quelle del ’93 e del ’26. — «Pochi versi d’Esiodo, scrive il Monti nell’Avvertimento preposto all’ediz. venez. del ’97, che ognuno può riscontrare sul bel principio della sua Teogonia, formano tutto il fondamento di questo tenue poemetto. Dic’egli che Giove trasformato in pastore si giacque nove notti continue con Mnemosine, che lo fe’ padre delle Muse; le quali appena nate salirono in cielo, ed ivi accolte con festa cantarono l’origine delle cose e le imprese degli Dei contro i Titani». — Del valore artistico della Musogonia giudica, al solito, bene lo Zum., p. 194: «Nella forma presente,... è la più squisita riproduzione che un moderno potesse fare d’im-