Pagina:Poesie (Monti).djvu/124

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108 LA MUSOGONIA

Ei del caòsse sulla faccia oscura
     Le dorate spiegò purpuree penne,
     E d’Amor l’aura genitrice e pura
     Scaldò l’abisso e fecondando il venne.
     Del viver suo la vergine Natura
     I fremiti primieri allor sostenne,
     E da quell’ombre già pregnanti e rotte
     312L’Erebo nacque e la pensosa Notte.
Poi la Notte d’amor l’almo disío
     Sentí pur essa, e all’Erebo mischiosse;
     E dolce un tremor diede e concepío,
     E doppia prole dal suo grembo scosse;
     Il Giorno, io dico, luminoso e dio1,
     E l’Etere che lieve intorno mosse;
     Onde i semi si svolsero dell’acque,
     320Della terra, del fuoco, e il mondo nacque.
Quindi la Terra all’Etere si giunse
     Mirabilmente, e partorinne il Cielo,
     Il Ciel che d’astri il manto si trapunse
     Per farne al volto della madre un velo2.
     Ed ella allor piú bei sembianti assunse:
     L’erbe, i fior si drizzaro in su lo stelo;
     Chiomârsi i boschi, scaturiro i fonti,
     328Giacquer le valli, e alzâr la testa i monti.
Forte muggendo allor le sue profonde
     Sacre correnti l’Oceán3 diffuse,
     E maestoso colle fervid’onde
     Circondò l’Orbe, e in grembo lo si chiuse4.
     Poi con alti imenei5 nelle feconde
     Braccia di Teti6 antica dea s’infuse
     E di Proteo fatidico la feo
     336E di Doride madre e di Nerèo,
E dei fiumi taurini e dei torrenti7,


314. Sentí pur ella (P.)

329 Roco muggendo (C. ’21).

    non ebbe esistenza alcun dio avanti che Amore ordinasse e fecondasse tutte le cose». Mt.

  1. dio: «Luce piú dia, spera piú dia, region dia usò Dante, canti xiv [34], xxiii [107], xxvi [10] del Paradiso. E dias luminis auras disse Lucrezio lib. I, v. 22. e altrove dia pabula, dia otia». Mt.
  2. Per farne ecc.: Gentilissima immagine.
  3. l’Oceán: «Omero parla sempre del mare come d’un fiume, e assolutamente fiume lo chiama nel penultimo verso dell’XI dell’Odissea. Adottò questa espressione anche il principe della poesia latina quando disse: Oceani spretos pede repulit amnes, nel quarto delle Georgiche [233]. E Serse in Erodoto lib. VII, lagnandosi del mare, non lo chiama con altro titolo che di fiume amaro e fallace». Mt.
  4. Circondò ecc.: «Nessuna idea piú vera e piú ripetuta di questa nei poeti greci e latini. Quindi l’opinione che l’Oceano fosse generatore di tutte le cose».
  5. imenei: nozze.
  6. Teti: Cfr. la nota al v. 4, p. 30.
  7. E dei fiumi taurini ecc.: «La ragione di attribuir le