Pagina:Poesie (Monti).djvu/17

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PROSOPOPEA DI PERICLE


Contenuto: Io Pericle ritorno, dopo secoli di barbarie, a rivedere il cielo latino in quest’età di Pio VI (1-40), la quale superò in isplendore tutte le altre e per la quale riappaiono in luce le immagini di tanti greci eroi, e della mia Aspasia (41-88). La fama dell’età di Pio sorpasserà nella memoria de’ posteri quella dell’età di Pericle: eppure io diedi vigoroso impulso alle arti in Atene, suscitando così l’invidia di Sparta (89-124). Che valse? La Grecia fu assoggettata e le arti, dimentiche della mia patria, emigrarono in Roma (125-140), dove oggi sono vendicate degli oltraggi barbarici da Pio, che le ritorna nel primiero onore e che merita di vivere a lungo (tali i voti anche di me, pagano) nell’affetto dei popoli (141-156). — Il busto di Pericle, opera quasi certo di Fidia, fu disotterrato, il marzo del 1779, nella villa tiburtina di Caio Cassio e collocato, per opera del grande archeologo Ennio Quirino Visconti (1751-1818), in Vaticano presso il busto d’Aspasia, disotterrato anch’esso nel medesimo anno, ma poco prima, negli scavi di Civitavecchia. — L’ode presente, il tema della quale suggerì al poeta l’amico Visconti, fu composta nel ’79 e non nell’80 come affermano, errando, i più, e recitata in Arcadia, insieme col sonetto Bianca la veste (ed. Card. p. 144), il 23 agosto, celebrandosi dagli Arcadi i voti quinquennali in onore di Pio VI, uscito di recente da grave malattia. Cfr. la nota al v. 40 e Vicchi V, p. 303 e segg. Fu pubblicata subito insieme col sonetto cit. e cogli altri componimenti arcadici in «I voti quinquennali ecc. ecc.» (Roma, Salmonei), e ristampata, con correzioni notevoli, entro il ’79, in «Raccolta di opuscoli scientifici e letterari di ch. autori italiani ecc.» (Ferrara, Giuseppe Rinaldi). — Quest’ode, dopo che il M. l’ebbe corretta, fu (stampata tutta in una sola pagina) fatta porre dal Visconti, a titolo d’onore, in un quadretto dietro il busto di Pericle in Vaticano, donde poi venne tolta, circa un secolo dopo, tra il 1881 e l’82, perché «soverchiamente deperita». Cfr. Vicchi VI, p. 309. Fu illustrata da Giovanni Mestica nello scritto (da cui togliamo alcune delle varianti) La prima ode di V. M. in Roma: Nuora Antologia, fasc. 1 Settem. 1889. — Il metro è quello della canzonetta arcadica, che usarono il Savioli, il Frugoni e tanti altri e che non fu creduto indegno dell’altezza dell’ode dallo stesso Parini: ogni strofa è composta di quattro versi settenari, alternativamente sdruccioli liberi e piani rimati.