Pagina:Poesie inedite di Silvio Pellico II.djvu/296

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105Di maledizïone e di discordia!
E giù quelle speranze, ahi, da me pure
Nutrite un dì, nelle straniere spade!
Gloria non sorge da esecrande leghe,
E da trame e da perfidi pugnali
110Innalzati col vanto inverecondo
Del patrio ben, nè da fraterne guerre.
Cessate i mutui di vittoria sogni
Per primeggiar sull’abborrita parte,
Chè vane son fuggevoli vittorie
115Onde un nemico trae letizia e lucro,
E la patria dissanguasi e s’infama.
— Chi è quel grande che non par che curi
Nè la bassezza della propria stirpe,
Nè gli altrui ferri, nè i diritti altrui,
120Nè il mobil genio delle stolte plebi,
E sale in Campidoglio, e de’ Romani
S’intitola tribuno, e or par del santo
Seggio il forte campione, or l’irrisore?
Insano! Ei grida libertà e ritorno
125D’Itala imperïale onnipotenza
A rïalzar per l’orbe ogni giustizia,
Ed, ingiusto ei medesmo, irrita Iddio,
E le folgori scoppiano, e quell’alto
Simulacro d’eroe crolla, ed è polve!