Pagina:Poesie inedite di Silvio Pellico II.djvu/297

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130— Chi son color che un idolo si fanno
Dell’Angioïna Gallica burbanza
Da Carlo in trono appo il Vesevo assisa,
E la dicon sublime esca a future
Italiche armonie di leggi e forza
135E civiltà! Strappatevi la benda:
Straniero è il Gallo! sua virtude è oltr’Alpe,
Qui pianta è che traligna, e non soave
Olezzo, ma fetor manda e veleno!
Qui tutela è bugiarda e si converte,
140In laido furto ed in più laido oltraggio!
Qui farmachi alle piaghe offre, e vi sparge
Aceto e sale, e ficcavi gli artigli,
E de’ ruggiti degl’infermi ride!
Onoriamolo oltr’Alpe, o quando inerme
145Visita le latine illustri terre,
Non quando s’arma ed amistà ne giura!
Lui quasi imbelli pargoli maestro
Non invochiam, non invochiamlo padre:
Adulti siam se ci crediamo adulti!
150E ad esser tai, non fremiti, non risse,
Non sommosse vi vogliono, ma senno,
E fede ai patti, ed indulgenza e amore!
     Tacque come spossato e intenerito
Un’altra volta l’Alighier. Poi lena