Pagina:Poesie inedite di Silvio Pellico II.djvu/301

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

( 299 )

230Un de’ figli di Guido al suol prostrossi
Presso al letto, sciamando: — Eterno Iddio,
Prendi l’inutil vita mia! conserva
Quella del re degl’itali intelletti!
Tutti gli accenti suoi son luce e scampo!
235Tutta la vita sua fu impareggiato
Rimbrotto ai vili e sprone ai generosi!
Un uom divino egli è!
                                               — Giovine insano!
Disse con voce moribonda il vate:
Deh, sii miglior di me! Mia forza imìta,
240Non l’ire mie superbe.
                                               — O padre Dante,
Ripigliò quegli, se i miei dì non ponno
Invece de’ tuoi dì farsi olocausto,
Consiglia, impera; dimmi: ov’è la insegna
Nel secol mio più santa? ov’è la insegna
245Cui darà palma Iddio sovra gl’iniqui?
Ov’è la insegna destinata a cose
Sulla terra sublimi? Io vo’ seguirla!
     E il vate a lui: — Non chieder tanto: il ferro
E la mente consacra al natio prence,
250Al natio lido, e lascia a Dio l’arcana
Delle sorti bilancia: ogni stendardo
Che non sia traditor guida a virtude.