Pagina:Politici e moralisti del Seicento, 1930 – BEIC 1898115.djvu/200

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194 anton giulio brignole sale


vece di consumar l’olio dentro le lucerne vigilanti, in rendersi la pelle ben curata e morbida lo spenderebbono. Va Aristotele incapperucciato sempre, e ha perciò ogni di corone da famosi circoli, e trionfi dalle zuffe rabbiosissime de’ disputanti. S’io su questo tronco trionfale chiaramente intaglio il nome mio, riguarderallo il viandante e il soldato, e, lettol cosí alla sfuggita, «Veramente diportossi ben Germanico», dirá, e senza piú aggiungere passerá oltre. Per contrario, s’ei vi legge sculto con error ben accertato il nome dell’imperadore, il quale non ha parte alcuna in tal vittoria, e non vi leggerá quel di chi veramente ne fu autore, sosterá le piante, rimarrá col ciglio immoto sull’iscrizione, girerá in ben mille luoghi col sollecito pensiero. «Or come? veggo la dedicazione, e il dedicator non veggo? Picciol dono è forse una vittoria cosí grande, che se n’abbia per vergogna a star nascosto chi l’ha donata? O magnanimo è cotanto il donatore, che non pur del beneficio vuol dimenticarsi, ma di se stesso? O cosí modesto, che da’ dèi, qui nominati, vuole affatto affatto, senza avervi parte alcuna, riconoscer tutto il successo? Ah, ch’è altezza d’animo, di se medesimo ottimo conoscitore, l’accennar che questa è tale impresa, che si ponno tener buoni i Marti e i Giovi ch’ella lor si dedichi, quantunque chi si sente prode per fornirne assai maggiori, sdegni di voler a proprio nome lor dedicarla. Forse non potendo chi è l’autore di opere sí grandi porsi, salva la giustizia, né anche sotto a Giove, non che sotto Augusto, né potendo, salva la modestia, porsi sopra, mentre di esse egli è dedicatore, lasciò luogo di supplir il vuoto alla verace e spassionata lingua de’ passeggieri. Ma potrebb’egli esser, che lo avesse reso muto tema d’incontrar presso Tiberio invidia pericolosa? I principi amano sovente le vittorie, perché gli aggrandiscono, portano odio al capitano, perché anch’egli se ne aggrandisce; godon di ricevere, abborriscon chi dá, perciocché mostra di poter rapire nel poter dare. Oh sopra gli stessi Cesari e Pompei gloriosissimo Germanico, se cosí fosse? E che non avresti fatto tu piú ch’essi, a’ quali la repubblica con sommo sforzo di benevolenza e di potenza somministrò sempre ogni possente aiuto,