Pagina:Politici e moralisti del Seicento, 1930 – BEIC 1898115.djvu/265

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pensieri politici e morali 259


IV

Gli artefici e l’arte.

Coloro che vogliono imparare qualche arte o qualche scienza, il primo oggetto che si pongono innanzi non è immediatamente quello dell ’arte o quello della scienza, ma un artefice o uno scientifico, non giá il piú grande, il piú vicino. (I desideri nostri sono di corta vista, vedono poco di lontano ed è gran cosa al certo che quell’istesso uomo, che ha un animo cosí grande da non contentarsi delle maggiori cose del mondo, l’abbia poi cosí picciolo nel credere d’aversi a contentare anche delle minori. Forse l’uno procede dalla bassezza della materia, l’altro dall’eminenza della forma). Quando poi questo artefice è arrivato a quel primo oggetto, si spinge verso un altro, e non cessa mai di avere per oggetto un uomo sin che non ha passati tutti gli uomini. Allora ha per sua natura di non si rivolgere piú indietro a guardare quelli oggetti che ha trapassati; e come quello che è tutto intento non a conseguire l’eminenza fra professori ma della professione, piú non riflette sopra la qualitá degli artefici, solamente considera la grandezza dell’arte: onde avviene che, quando non parla piú degli altri, quando non gli considera, dá segno dovergli trapassati, e se per caso è parlato a lui di qualche artefice, lo loda perché ha eletto quell’arte ch’egli ha eletta; non lo biasima, perché non si considera egli oggetto non arrivato, ma compagno ad un oggetto che non ha né meno egli arrivato (P., 116-17).

V

La bravura e l’immaginazione.

Mi arrischierei quasi d’affermare che la bravura non consiste nel cuore, come vien creduto non solamente dal vulgo ignorante, ma anche dagli uomini saputi. Chi sa che piú tosto che non sia parto di quella immaginativa che produce anche il timore?... Chi non sa che il non conoscere i pericoli fa gli uomini