Pagina:Politici e moralisti del Seicento, 1930 – BEIC 1898115.djvu/277

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pensieri politici e morali 271


e formò il cinque; e, benché non gli levasse il fomite che lo seduce verso il due, gli diede la grazia, che lo riduce verso l’uno: onde l’uomo è rimasto libero (non potendo disegnare circonferenza sopra se stesso, perché non si dá altra circonferenza che dell’uno e del due, non si trovando altro che bene o male) di disegnarla, operando bene sopra il centro dell’uno, operando male sopra quello del due. Sí come si danno due circonferenze, cosí si danno due ragioni di stato, una di Dio e una del diavolo: quella di Dio è di accostarsi a lui per esser grande, quella del diavolo è d’allontanarsi da Dio per farsi grande (P., 86-88).

XXV

Avvedimenti umani e provvidenza divina.

Il formare politici aforismi, lo scriverne regole tratte da’ libri dei profani, è quasi un pretendere che l’arbitrio dell’uomo sia necessario. Si può dire anche che egli è un disdeificare Iddio e deificare le cagioni seconde. Egli si serve di loro, ma non serve a loro. Chi, per isciogliere i fisici avvenimenti, adduce Iddio per ragione, è poco filosofo; e chi non lo adduce per iscioglimento de’ politici, è poco cristiano (Z., 7-9).

XXVI

L’interesse come forza cosmica.

L’interesse comincia dal sublime concavo lunare e penetra anche nelle basse capanne degli umili pastori. Egli nacque con l’universo per mantenere e per distruggere l’universo. Egli è l’etica del mondo, penetrata anche nelle parti solide. Non solo l’uomo vorrebbe dominar l’uomo, ma l’elemento gli elementi, ed allora che uno averá sortito il suo intento, lo sortirá anche l’altro, perché finisca il mondo con quello interesse nel quale cominciò (A., 29).