Pagina:Politici e moralisti del Seicento, 1930 – BEIC 1898115.djvu/279

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pensieri politici e morali 273


XXVIII

Natura politica della legge.

La legge è una politica, ed oggi pochi legisti sono politici. Furono coloro che la fecero, ma non sono coloro che la imparano, perché imparano solamente quello che si è fatto e non a che fine sia stato fatto. Pochi di coloro che fanno le leggi, le intendono. Chi cerca l’autoritá senza ragione, è senza ragione; levarla alla legge è un levarsi l’anima. Questo avviene perché di politica in certuni è diventata meccanica, e, dove prima era figliuola legittima del giudizio, è fatta adottiva della memoria, e i legisti di razionali sono diventati empirici (P., 9).

XXIX

Modi di acquistare il dominio.

Chi vuole imparare la strada d’introdursi in un altro, attenda a Davide. Non vi s’introduca colla fraude, ma col valore. Non s’imbratti le mani nel sangue civile, ma in quello degli estranei. Non offenda coloro che vorrebbe soggetti, gli difenda. Egli è forse vero che i piú degli uomini diventano grandi colla fraude, non perché ella sia piú sicura del valore, ma perché è piú facile: ond’è che si trovano assai fraudolenti e pochi valorosi; nondimeno, la maggior parte di coloro ancora che hanno usata fraude per occupare i paesi dove sono nati, hanno prima palesato il valore dell’accrescergli o difendergli. Il difendere i sudditi degli altri è un toccare la piú viva corda della dominazione. Se il loro signore si duole, pare molto ingrato; se tace, è poco sicuro. Non hanno ad essere difesi i sudditi, salvo che dal suo principe. Questo è il suo offizio. Chi se lo arroga, se non è, lo vuol diventare. Quelle repubbliche, che furono sapute, non furono ignoranti dell’essenza di questo punto, mostrando di conoscerlo per importantissimo, quando né meno permisero che i sudditi stessi si difendessero da se stessi (D., 94-5).