Pagina:Politici e moralisti del Seicento, 1930 – BEIC 1898115.djvu/285

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pensieri politici e morali 279


XXXIX

Il simulare.

Siccome il simulare con gli eguali è debolezza, cosí il non simulare coi maggiori è temeritá. Non è bene sempre il dire tutto quello che si ha nel cuore, ancorché fosse bene tutto quello che si ha nel cuore. Si dee por freno talvolta al parlare libero, quando è giá corrotto il viver libero. Chi non l’adopera in tempo accelera, non impedisce, una possanza (T., 112).

XL

Utilitá degli errori pensati e non eseguiti
e virtú delle repubbliche.

Io acconsento che gli errori insegnino e che siano utili, ma non eseguiti, pensati, non si correndo il pericolo e cogliendosi il frutto. Il silenzio, che ordinò Pitagora a’ suoi discepoli, forse ebbe questo intento: non volse che si discreditassero con divulgare i loro errori; lasciò che gli pensassero; non permise che uscissero in scena fino che da quelli che avevano taciuti avessero imparato di non fargli. Cosí il medico che va in pratica col maestro, vedendo quello che si fa e considerando quello che farebbe nel bene e nel male che vede e in quello che egli pensa, medicando in astratto, da quello che fanno gli altri senza discredito della sua persona e da quello che pensa farebb’egli senza danno dell’infermo, giá1 accertando2, giá errando, apprende d’accertare e di non errare. Questi vantaggi hanno le repubbliche sopra i principi. Entrano i giovani nei magistrati, e a somiglianza dei pitagorici ascoltano, tacciono, apprendono, non operano, sino che l’insegnanza ed esperienza dei vecchi non gli rende addottorati. Suppliscono coll’arte ai difetti della natura (A., 81).

  1. [Spagn.: v. nota al § XXX.]
  2. [Spagn.: acertar, cogliere nel punto.]