Pagina:Pontano - L'Asino e il Caronte, Carabba, 1918.djvu/102

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il caronte 95

Scena IV.


Caronte e Mercurio.


Car. — Salute a te, Mercurio; godo che tu sia giunto qui sano e salvo...

Merc. — Ma dove sei colla testa, o Caronte? E dov’è andata la tua filosofia? Mi auguri salute, come se qualche cosa potesse nuocere a un Dio?

Car. — E non sai che Dio fu maltrattato e crocifisso dagli uomini mentre viveva in mezzo a loro? Ma io temo che anche il cielo sia poco sicuro, tante sono le discordie fra gli dei! L’uno scaglia il fulmine, l’altro promette la salute; un terzo si gode fra le guerre, mentre un altro vuole la pace; l’uno accieca, l’altro restituisce la vista... I più san fare del male, pochi sanno guarirli... E quanti sono quelli che, per una ragione o per l’altra, sono stati buttati giù dalle superne regioni del cielo? Non c’è dunque da maravigliarsi se io ti auguro di scampar dai pericoli... specialmente di essere avvelenato dalle donne... Se tu sapessi quanti son quelli che vengono in tal maniera fra i Mani!...

Merc. — Ma per gli dei non c’è più questo pericolo, dopo che han cessato di rapire le donzelle...

Car. — Forse perchè si son fatti vecchi?... o una qualche legge li ha fatti eunuchi?

Merc. — Oh no! Quelle cose succedevano nei tempi antichi, quando gli Spartani volevano che le loro vergini lottassero nude coi giovani presso l’Eurota. Allora i Celesti correvano anch’essi a veder quello spettacolo; ed essendo invitati ai loro banchetti, naturalmente qualche volta si lasciavano eccitare a libidine. Ma ora le donne o son tenute