Pagina:Pontano - L'Asino e il Caronte, Carabba, 1918.djvu/107

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Aristotile è oscuro, anche la teologia non ischerza...

Merc. — Ma non si tratta soltanto di oscurità. Gli è che spesso quelli che filosofeggiano non conoscono le lettere greche, e quindi non capiscono Aristotile che è anche un valente scrittore. Inoltre la dialettica fu corrotta prima dai Tedeschi, poi dai Francesi e anche dai nostri: e quindi errori sopra errori.

Car. — Non è molto che mi assalì in tal modo un sofista...

Merc. — Probabilmente era un frate...

Car. — Difatti il primo nome era «frate».

Merc. — Devi essere molto cauto, quando caschi sopra uno di tal genìa. Essi, a forza di argomentazioni, arrivano a tutto; sicchè, voglia o non voglia, devi assentire ai loro detti, anche se di Caronte ti fan diventare un asino!

Car. — O ma io non berrò il filtro di Apuleio!... E mi viene ancora da ridere pensando che, quando costui ha fatto questo viaggio, l’ho riconosciuto alla fronte e alle orecchie asinine... Però discorreva bene e piacevolmente; benchè io lo canzonassi perchè preferiva ancora il pane d’orzo a quello di frumento. Gli era rimasto, si vede, qualche resto di gusto asinino, e di quando in quando ragliava.

Merc. — Va bene, va bene; ma guardati dai sofisti e dai frati.

Car. — Dimmi, Mercurio: qual è la gente più allegra del mondo?

Merc. — I sacerdoti: cantano anche nei funerali.

Car. — ... E la più libera?

Merc. — I medici: possono uccidere impunemente.

Car. — Non è punito di morte l’omicidio?

Merc. — Sì; però la legge non solo assolve i medici, ma vuole anche che siano pagati.

Car. — Mi pare una legge iniqua.