Pagina:Pontano - L'Asino e il Caronte, Carabba, 1918.djvu/128

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il caronte 121

anche dei regni; ed ogni umana istituzione viene trasformata e travolta dal tempo. L’ordine delle cose celesti e le mutazioni del firmamento muovono e determinano ogni cosa.

E tu, perchè piangi, o Eaco? Tu pensi alla tua illustre stirpe, così miseramente scomparsa! E dov’è la gloria di Atene? Non più in essa han sede le Muse, ma si può dire che Atene stessa più non esiste. Non più Atene, non più Grecia; tutto ha preso e distrutto il barbaro vincitore. Città rovinate e deserte, ogni arte ogni scienza spenta; non più l’ombra della libertà, ma la più triste delle schiavitù! Che se in Italia rimane ancora un resto dell’antica grandezza, in Grecia è scomparsa del tutto, e qualche vestigio della greca civiltà si serba soltanto in Italia.

Eaco. — Se non mi turbasse il pensiero della rovina della mia stirpe e della caduta della mia patria, non sarei uomo giusto. Anche dopo la morte rimane dentro di noi l’amore e il pensiero di ciò che abbiamo più amato in vita. Ma quella legge di natura di cui tu pocanzi parlavi, per cui tutte le cose del mondo nascono crescono e muoiono, so ch’è la volontà di Dio; e perciò mi rassegno.

E tu, Minosse, che ti turbavi all’udir le intestine discordie che travagliano l’Italia, odi una mia profezia: «fra non molti secoli l’Italia, riunita sotto il governo di un solo, riprenderà la maestà dell’impero».1

Min. — Grande speranza è questa! Ma purtroppo mi spaventa ciò che Mercurio ci ha detto poco fa, sulle calamità che si preparano all’Italia.


  1. Queste parole veramente profetiche meritano di essere riportate nel testo: Haud multis post saeculis futurum auguror ut Italia, cuius intestina te odia male habent, Minos, in unius redacta ditionem, resumat imperii maiestatem.