Pagina:Pontano - L'Asino e il Caronte, Carabba, 1918.djvu/95

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che se lo mangia?... e poi il mattino dopo ridiventa ombra?

Min. — Gli vien reso quello che ha fatto: fu solito divorare gli altri, ora è divorato a sua volta.

Car.É la pena del contrappasso... E così fossero noti ai mortali questi supplizi, sì che diventassero meno violenti e ambiziosi e rapaci!

Min. — O ti sei già dimenticato di Pitagora? Eppure dovresti ricordartene, perchè (poveretto!) è venuto quaggiù con la faccia e i capegli bruciati e col naso e le orecchie strappate... E chi lo aveva conciato in tal modo? Dei giovinastri, che lo bruciarono vivo in casa sua, seccati ch’egli predicasse la moderazione ai mortali, e li ammonisse dei supplizi venturi.

Car. — Oh buon Plutone! donde mai tanta ingratitudine e crudeltà? É questo il premio di chi ammonisce ed insegna?!

Min. — Gli è che il genere umano è sfrenato quanto mai ed ingrato; e tutti quelli che han voluto ricondurlo sulla buona strada han finito male. Non furono i Poeti i primi ad insegnare il vero sulle cose dell’oltretomba? Guarda come tutti li disprezzano! E Socrate? l’uomo più saggio e più buono che sia mai esistito? Gli han fatto ber la cicuta. E che cosa poi non han fatto contro il Cristo?! Tu lo sai, chè abbiamo tutti voluto toccare le ferite del suo costato e dei piedi, non volendo quasi credere che gli uomini avessero osato commettere tanto delitto!

Car. — Eppure Egli insegnava la verità...

Min. — O Caronte! tu mostri d’ignorare che la Verità è sempre stata odiosa ai mortali. — Ed è appunto perchè il Cristo voleva ricondurla fra gli uomini dall’esilio dov’era stata bandita, che ha sofferto passione e morte!...