Pagina:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu/109

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345E, se talun fra il sibilo,
degli itali laureti
l’alta del cor risuscita
ira de’ tuoi profeti,
fremi, o gran Dio! lo dannano
350alla catena e al bando...
Quando i tuoi giusti, oh! quando
vendicherai, Signor?
E lá frattanto il barbaro
spia da’ lombardi colli
355l’ire selvagge, e un brindisi
manda, ghignando, ai folli.
Poi sul guancial men timida
china la testa a sera,
e forse all’alba spera
360rizzarsi alla tenzon!
E l’armi nostre, ahi! deboli
saranno ed infelici;
che chi la madre insanguina,
non può ferir nemici.
365Cosi, rompendo il téutono
nelle pollute stanze,
misurerá le danze
de’ nostri ceppi al suon.
Tresca intanto la turpe semenza;
370pane d’odio al suo desco si frange,
si tracanna licor di demenza.
Poi da’ sabbati l’ebbra falange
fuor si vomita, e ruota il flagello
sulla inerme, che sotto vi piange.
375Orsú! dunque, raccogli il fardello,
o percossa tu pur: ma sorridi,
dolce musa, al tuo dolce fratello.