Pagina:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu/113

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Non v’accorate. I pallidi
480labbri di sangue schietto
stillano, è ver; mi macera
cupo, latente ardor;
da scellerate afTrangere
tossi mi sento il petto;
485l’ore notturne io numero;
brucio di febbre ancor:
ma sdegnerei di crescervi,
o tribolati e vili,
l’ansie paure e i torbidi
490sogni che il ciel vi dá.
Or voi la man stringetemi,
pochi, di cor gentili.
Firenze, addio. Fu nobile
colpa la mia pietá.
495M’odi. Il fatai tuo lastrico
cela un vulcan, né il sai:
sulle colombe i cupidi
falchi l’artiglio aprir.
e tra i ruscelli e i salici
500dall’ombra de’ rosai
le tenebrose vipere
si slanciano a ferir!
Certo, le ree potrebbero
morir sotto i piè vostri,
505o fieramente unanimi,
se vi bastasse un cor.
Dio piú non manda gli angeli
per duellar co’ mostri;
e l’uom, che inerte spasima,
510merita il suo dolor.