Pagina:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu/36

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contro i giganti sassi,
15è il suon della battaglia.
Lá par che splenda e passi
lungo i gementi clivi
de’ mirti e degli ulivi
l’antica e bella deitá d’Amore,
20sola che, in tanta morte
di fantasie, non muore.
Ah! se il clamor tu ascolti
de’ popoli sepolti,
prendi or la cetra e canta,
25nel divino furor che t’affatica,
la tua canzon piú forte,
musa, de’ forti amica.
Oh, quanta mole di gucrricr si stende
per le pianure orrende!
30quanti archi e quante spade
trombe, cavalli e tende!
quanta luce infernal l’etere invade!
Pugna barbara e santa,
ch’altra simile occhio di sol non veggia,
35suona per Paure intorno.
L’irato spettro di lelón lampeggia.
Questo c d’Imèra il giorno.
Egli, poiché il canoro arco di Tebe,
Simonide ed Alceo son nuda polve,
40a te, musa, si volve
e chiede un inno. E, se di Delfo i modi
t’ardono al core in fondo,
vergine austera, sull’avel de’ prodi
sali e lo canta al mondo.
45Sul freddo Olimpo i convitati numi
siedono intorno al Regnator, la molle
Ebe mirando e il giovinetto argivo