Pagina:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu/59

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Leonida t’incalza
760con sua gentil coorte,
ombre nude, sul mar, barbaro audace.
Dalla tessala balza
rugge vento di morte,
che alla tua Persia non dará piú pace.
765Madre! non esser mesta
se, mancato ai trecento,
non pugnò sulla rupe il brando mio.
Qui pur s’è fatta festa,
e il greco nascimento
770provai col sangue, sull’Imèra, anch’io.
Me pur... la morte... afferra;
quella che ha posto i gloriosi in terra.
Addio... Ielón. Mia Cora,
addio. Nel cheto Eliso
775nostri dolci imenei si compiranno.
Come sull’ultim’ora
brilla di Grecia il riso!
Quante larve di miei presso mi stanno!
Moriam. La gioia immensa
780di due trionfi... io reco
nel Tartaro... e le grandi ombre lá veggio.
O re de’ morti, a mensa
se quei trecento hai teco,
deh!... serba all’arrivante ospite un seggio.
785Nella funerea cena
cantano i prodi... Siracusa... e Atena! —
Trascolorati di diverso affetto
seguian sull’arpa flagellata il canto
Cora, Ielone, i greci eroi. Deh, come
790splendea d’insania il bardo! Alla suprema
nota il cor gli si ruppe; un repentino
alto pallor lo invase; e nelle braccia,