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ABARBANEL - 5 - ABATUCCI

ABARBANEL (Isacco). Celebre dottore della seconda scuola rabbinica di Spagna. Nato a Lisbona nel 1437, morto a Venezia di 74 anni. Fu uomo che prese molta parte negli avvenimenti politici dei suoi tempi. Lasciò molti scritti di religione, di filosofia, di letteratura, ma particolarmente sulla Bibbia, sulla storia ed in difesa degli Ebrei. Ebbe due, figli, dei quali ano, noto sotto il nome di Leone Ebreo, fu buon medico e letterato italiano, al quale dobbiamo i Dialoghi d’amore, tanto lodati dal Varchi e più volte ristampati.

ABARI (l’iperboreo). Famoso scita, figlio di Suete. Erodoto riferisce che viaggiasse sopra una freccia e senza bisogno di cibo. Fu in Atene ed a Sparta, e, secondo Toland, anche In Italia, ove si trattenne con Pitagora. Gli eruditi non hanno ancora bene scevrata la parte favolosa dalla vera dalla sua vita. Certo egli fu uomo dei più sapienti dell'antichità.

ABASCAL (Don Josè Fernando). Nato nel 1743 ad Oviedo; divenne governatore di Cuba, indi della Nuova Gallizia e finalmente vicerè del Perù. Molto ei fece nella guerra dell’indipendenza del 1808-13 somministrando danaro e munizioni alle Cortes. Dopo la pace ei non potè però reprimere l’insurrezione nel Chili, e fu perciò richiamato, nel 1846, da Ferdinando VII. Mori nei 1821 a Madrid.

ABASCANTUS. Medico nato a Lione sul finir del primo secolo; autore di un trattato contro la morsicatura delle serpi. Vuolsi sia quello stesso, di cui parlano i marmi torinesi e che assegnato avea ai medici di Torino un tempio innalzato in onere di Traiano per riunirsi a discutere di medicina.

ABATI. Nome di una famiglia fiorentina di parte guelfa, poco conosciuta nella storia, ma che fu fatta celebre da Dante nei XXXII canto dell’Inferno, dove mette Bocca degli Abati nell’Antenòra coi traditori della patria, siccome quegli che contribuì alla disfatta di Montaperti, ed attirò sopra Firenze la più grande delle sciagure che avesse mai provato quella repubblica. Bocca degli Abati combatteva in quella battaglia; sedotto dai Ghibellini, tronco colla spada a Jacopo Pazzi la mano con cui teneva inalberato il principale stendardo della repubblica; i Fiorentini, atterriti dalla scomparsa del loro vessillo, e credendo perduta la giornata, non pensarono più che a fuggire, e 2500 dei loro cadaveri rimasero sul campo, perdendo 1500 prigionieri. Firenze venne per un tal fatto preda dei suoi nemici: e tutti i Guelfi furono cacciati dalla Toscana. Questo avveniva il 4 settembre 1260. Nel 1304, un prete della stessa famiglia, di nome Abati, durante una sedizione, appiccò il fuoco al quartiere in cui dimoravano i Ghibellini, e 1100 case furono arse.

ABATI (Antonio). Nato a Gubbio, morto a Sinigaglia nell’ottobre del 1667, rimase da principio appo Leopoldo d’Austria in qualità di poeta, e viaggiò poscia ne’ Paesi Bassi e in Austria. Reduce in patria, divenne successivamente, mediante la protezione del cardinal Chigi, governatore di molte piccole città dello Stato ecclesiastico. Fra i suoi lavori distinguesi il Ragguaglio di Parnaso contro poetastri e partigiani delle nazioni. (Milano 1638); Le Frascherie, fasci tre; poesie satiriche miste con prose (Venezia, 1664).

ABATI (Baldo-Angelo). Medico del XVI secolo, nato a Gubbio; fu medico del duca d’Urbino e fioriva verso il 1530. È noto per un trattato sulla storia naturale della vipera e sugli usi di questo animale in medicina, stampato sotto questo titolo: De admirabili viperæ natura et de mirificis ejus facultatibus liber (Ragusa 1589, rarissimo; Urbino 1591; Norimberga 1603, ecc.).

ABATUCCI (Giacomo Pietro). Nacque in Corsica nel 1726, grande antagonista di Paoli, in patria si rannodò al suo avversario quando gli interessi della patria lo consigliarono. Vittoriosi i Corsi contro i Genovesi, non poterono perdurare a lungo contro la Francia. Abatucci combattè valorosamente e fu degli ultimi a sottomettersi. Colpito nel processo mosso dal conte di Marbeuf ai patrioti corsi, fu con-