Pagina:Pulci - Morgante maggiore I.pdf/388

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canto decimosettimo. 369

99 Pure orazion s’intende alla moresca:
     Pregava Macon suo che l’aiutasse,
     E che di sua virginità gl’incresca,
     Che ’l fer gigante non la violasse
     Nella sua pura età fiorita e fresca.
     In questo i due baron le lance basse
     Avieno, e tutta la piazza tremava,
     Però che Vegliantin folgor menava.

100 Il popol maraviglia avea di quello:
     Orlando truova Dombruno alla peccia;11
     Ma pur lo scudo reggeva al martello:
     Ruppe la lancia che parve di feccia,
     E tutto si scontorse il Pagan fello,
     E la sua aste appiccava alla treccia:
     Ma per quel colpo ne fe tronchi e pezzi;
     Dunque lo scudo a Orlando fe vezzi.

101 Prese Dombruno una sua scimitarra,
     La qual già disse alcun ch’era incantata,
     Benchè ’l nostro autor questo non narra;
     Credo più tosto forte temperata;
     E par che inverso il ciel bestemmi e garra;
     Dette a Orlando una gran tentennata,
     Gridando: Se tu puoi, da questa guarti.
     E dello scudo gli fece due parti,

102 Perchè con esso si volle coprire:
     Orlando dell’un pezzo ch’avea in mano
     Dette a Dombrun, tal che gliel fe sentire;
     Perchè nel ceffo giugneva al Pagano,
     E fecegli tre denti fuori uscire,
     E tramortito rovinò in sul piano;
     Onde ciascun maravigliato fue,
     Che così presto il torrion va giue.

103 Dicendo: E’ basterebbe al conte Orlando;
     Quel colpo arebbe atterrato una ròcca!
     Il Saracin pur venne respirando,
     E ritto si mettea la mano in bocca
     E le sue zanne non venǐa trovando,
     E ’l sangue giù pel petto gli trabocca;
     Donde si e’ duol sanza comparazione,
     E sol si studia bestemmiar Macone.