Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/171

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168 il morgante maggiore.

129 Ed uccisongli sotto il suo cavallo:
     Intanto Berlinghier la lancia abbassa:
     Vede Beltramo che venia a trovallo,
     E con un colpo l’alme e ’l cuor gli passa.
     Pulidor, quando vedeva cascallo
     Disteso a piombo che parve una massa,
     Addosso ad Aldinghier si scaglia presto,
     Perchè e’ conobbe ben che morto è questo.

130 Aldinghier così in terra poveretto
     Gli misse tutta ne’ fianchi la spada,
     E morto il fece cadere in effetto;
     E Berlinghier gentile anco non bada:
     Parea di diaccio a suo’ colpi ogni elmetto,
     Ed ha calcata di morti la strada:
     E tutto sanguinoso in mano ha il brando;
     Tanto che parve, a questa volta, Orlando.

131 Credo ch’egli ebbe Berlinghier vergogna
     Di sè medesmo, ed altro spron non volle,
     Sì come a gentil cor già non bisogna,
     Quando e’ giostrò quel dì con Mattafolle,
     Che gli grattò dove non fu mai rogna,
     Ed oggi a tutti gli altri fama tolle:
     Ognun che tocca, alla terra giù balza
     Morto, chè in fallo la spada mai alza.

132 Qual Cesar, qual Annibal, qual Marcello,
     Quale Affrican, qual Paul, qual Cammillo,
     Quale Ettor comparar potriesi a quello?
     Quanti ne pugne, par ch’abbi l’assillo;
     Ha fatto un lago di sangue, un fragello
     Di cavalier, ch’io mi vergogno a dillo:
     Sempre il balen si vede, e ’l tuono scoppia,
     E tuttavolta la furia raddoppia.

133 Pareva questo giorno lui il falcone
     E peregrino, e non parea il colombo,
     Chè quanti ne feriva con l’unghione,
     Tanti giù morti ne caggiono a piombo;
     Talvolta si chiudea come un rondone,
     Tanto ch’ognun si sbaraglia a quel rombo;
     Come il lion tra gli armenti si scaglia,
     E pare a’ colpi suoi rete ogni maglia;