Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/174

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canto ventesimosecondo. 171

144 Ed ordinorno in su quattro destrieri
     Un cataletto, dove porton quello,
     Ed a Parigi van con Aldighieri:
     Il padre suo sì tristo e tapinello
     Lo fa portare innanzi allo imperieri,
     E tutto il popol corre là a vedello:
     Dicea Gherardo innanzi a Carlo Mano:
     Questo è Aldighier, ch’ucciso m’ha il tuo Gano.

145 Quivi piangeva amaramente Carlo,
     Quivi piangeva tutta la sua corte;
     Quivi Gherardo ignun può consolarlo,
     Quivi si duole ognun della sua morte:
     Quivi pur Gano ognun volea squartarlo,
     Quivi bestemmia alcun sì crudel sorte:
     Quivi l’essequie s’ordina e ’l mortoro,
     Quivi veniva tutto il concestoro.

146 Quivi Aldighier nel triunfal palagio
     Di porpora coperto è riccamente,
     Di drappi d’oro ornati di doagio:
     Calavrion questa novella sente
     Subito in campo, e ’l fratello Archilagio,
     E molto fu di tal caso dolente;
     Perch’e’ sapea della sua gagliardia,
     Ché l’avea conosciuto in Pagania.

147 E non sapeva che ’l Veglio uccidessi:
     Amava questo assai già per antico;
     Ma che dich’io? quando ben lo sapessi,
     Le virtù l’ama a forza ogni nimico:
     E scrisse a Carlo Man, che gli piacessi,
     Per vedere Aldighier morto suo amico,
     Conceder la venuta e la partita,
     Però ch’amato assai l’aveva in vita.

148 Carlo rispose molto grazioso,
     Che tutto il campo e lui libero vegna,
     Come degno signor, magno e famoso,
     In cui molta eccellenzia sa che regna.
     Calavrion con volto assai doglioso,
     Con certi principal della sua insegna,
     Ed Archilagio suo tanto stimato,
     Venne a Parigi, e fu molto onorato.