Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/182

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canto ventesimosecondo. 179

184 Disse Rinaldo: Io son cugin del conte
     Orlando, il qual sentito hai nominare:
     Rinaldo son chiamato di Chiarmonte.
     L’Arpalista, sentendol nominare,
     Con l’altra man si percosse la fronte:
     O Macon, disse, ben ti puoi sfamare:
     Dunque tu m’hai condotto, can ribaldo,
     Traditore, a combatter con Rinaldo?

185 Sia maladetto ch’io t’ho mai creduto,
     Sia maladetto la tua deità,
     Sia maladetto chi t’ha mai piaciuto,
     Sia maladetto chi t’adorerà,
     Sia maladetto il ciel, ch’io lo rifiuto,
     Sia maladetto la tua crudeltà,
     Sia maladetto chi ’l tuo nome onora,
     Sia maladetto il dì ch’io nacqui e l’ora.

186 Sia maladetta la disgrazia mia,
     Ch’io non conobbi te, Rinaldo, prima,
     Che la Fortuna truculente e ria
     Mi cacciassi nel fondo dalla cima;
     Io ti do la mia terra in tua balía;
     Di me, come tu vuoi, puo’ fare stima:
     Lasciami andar meschino e sventurato,
     Ch’io vo’ cercar la morte in altro lato.

187 E non arà Macon questo piacere,
     Ch’io muoia in Pagania sotto suo regno.
     Disse Rinaldo: Io non ti vo’ tenere
     A forza con dispetto e con isdegno;
     Ma vo’ che ti rassegni, ch’è è dovere,
     Al mio cugin famoso Orlando degno:
     Così la fede or mi prometterai,
     Ed a tua posta libero n’andrai.

188 Rispose l’Arpalista: E così giuro;
     I’ho sempre bramato di vedello:
     Di questo in ogni modo sta sicuro.
     E così si partì quel meschinello:
     Pensa quanto il partir gli fussi duro.
     Rinaldo la città prese e ’l castello;
     E ’l suo signor ne va peregrinando,
     Per ritrovar, come e’ giuroe, Orlando.