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canto ventesimosesto 317

14 Era salito in su questa montagna
     Astolfo, e Berlinghier, presto, ed Avino,
     E ragguardando ognun per la campagna,
     Veggendo tanto popol saracino:
     Abbi pietà della tua gente magna,
     Dicevan tutti o franco paladino:
     Va, suona il corno quanto puoi più forte,
     Ch’ogni cosa è men dura che la morte.

15 Rispose Orlando: Se venissi adesso
     Cesare, Scipio, Annibale e Marcello,
     E Dario, e Serse, ed Alessandro appresso,
     E Nabucco con tutto il suo drappello,
     E vedessi la morte innanzi espresso
     Colla falce affilata o col coltello,
     Non sonerò perchè e’ m’aiuti Carlo,
     Chè per viltà mai non volli sonarlo.

16 Tornossi adunque con sue gente Orlando,
     E ’l campo fece con gran furia armare:
     Per tutto Roncisvalle è ito il bando
     Ch’ognun presto a caval debbi montare;
     E Turpin va con la Croce segnando,
     E cominciava tutti a confortare
     Ch’ognun morissi volentier per Cristo,
     E ricordare la passion di Cristo.

17 Or chi vedessi il campo armare in fretta,
     Certo pietà gliene verrebbe al core;
     Come ogni cosa, a chi il contrario aspetta,
     Par che più porti dolcezza o terrore;
     E risonava più d’una trombetta
     Per Roncisvalle con certo clangore,
     Che parea proprio al giudicio chiamassi
     In Giusaffà, sì che i morti destassi.

18 Pensa ch’ognun con gran furore assetti
     Quivi i cavalli e sue armi raggruppi;
     E chi gridava e batteva i paggetti,
     E tutti sieno occupati i galuppi;
     Ed alcun l’armi al contrario si metti,
     E le parole co’ fatti avviluppi,
     Sì come avvien nelle gran cose spesso,
     Gridando: Arme, arme, i nimici son presso.