Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/337

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334 il morgante maggiore.

99 E quando e’ furon veduti cadere,
     Ognun si scosta per la maraviglia;
     E dicevano, alzate le visiere:
     Chi è costui ch’ogni cosa scompiglia?
     Rinaldo Orlando voleva vedere,
     E inverso il campo girava la briglia
     Dove combatte la gente di Francia,
     E tolse a un ch’era appresso la lancia.

100 Orlando, quando lo vide venire
     Con tanta furia, come e’ fu più presso,
     Giurato arebbe, al cavallo, allo ardire,
     Che fussi certo, come egli era, desso;
     Intanto vede il lione scoprire,
     E non capea d’allegrezza in sè stesso:
     E fu tanto il desio che il cor gli serra
     Che cadde quasi del cavallo in terra.

101 E Ricciardetto il suo segno ha scoperto,
     Ed Ulivieri intanto è quivi giunto;
     E poi che questi ha cognosciuti certo,
     Tanto gaudio nel cor sente in un punto,
     Che gli spirti vital, quel sendo aperto,
     E già per l’arteria di sangue munto,
     Usciron quasi della ròcca fora:
     Chè spesso avvien ch’uom d’allegrezza mora.

102 Gran festa Orlando alla fine facea,
     Ritornato in sè stesso, al suo cugino,
     E domandava, e Rinaldo dicea
     De’ suoi processi e del lungo cammino,
     E ciò che Malagigi fatto avea;
     Ed Ulivier, tornato in suo domino,
     Istupefatto ancor tutto e smarrito,
     Lazzer pareva del sepulcro uscito.

103 Il campo de’ Pagan s’era scostato,
     Chè i paladin ristretti erano insieme,
     E molto avevon questo danneggiato,
     Tanto ch’ognun di lor forza pur teme:
     Orlando mille volte ha rabbracciato
     Rinaldo pure, e d’allegrezza geme,
     E spera ancor di salvar la sua gente,
     Quando e’ riguarda il suo cugin possente.