Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/347

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344 il morgante maggiore.

149 Io t’ho tanto per fama ricordare
     Sentito a tutto il mondo, che nel core
     Sempre poi t’ebbi, e mi puoi comandare,
     E so del padre mio l’antico amore;
     Del tradimento, tu tel puoi pensare:
     Sai che Gano e Marsilio è traditore;
     E so, per discrezion tu intendi bene,
     Che tanta gente per tua morte viene.

150 E Baldovin di Marsilio ha la vesta,
     Chè così il vostro Gano ha ordinato;
     Vedi che ignun non gli pon lancia in resta,
     Chè 'l signor nostro ce l’ha comandato.
     Disse Orlando: Rimetti l’elmo in testa,
     E torna alla battaglia al modo usato;
     Vedrem che seguirà; tanto ti dico,
     Ch’io t’arò sempre, come il Veglio, amico.

151 Poi disse: Aspetta un poco, intendi saldo,
     Che non ti punga qualche strana ortica:
     Sappi ch’egli è nella zuffa Rinaldo.
     Guarda che il nome per nulla non dica,
     Che non dicessi in quella furia caldo:
     Dunque tu se’ dalla parte nimica?
     Sì che tu giuochi netto, destro e largo,
     Chè ti bisogna aver qui gli occhi d’Argo.

152 Rispose Buiaforte: Bene hai detto;
     Se la battaglia passerà a tuo modo,
     Ti mosterrò che amico son perfetto,
     Come fu il padre mio, ch’ancor ne godo.
     Ma perchè il tempo a tante cose è stretto,
     Noi faren punto alla materia e nodo,
     Che sarà piena d’angoscia e di pianto,
     Con l’aiuto del Ciel, nell’altro canto.




NOTE.

3. Avea colui. Cioè il sole, per cagion del quale ancor piange Prometeo, il quale sta legato sul Caucaso per avere ad esso furata la scintilla e dato il fuoco ai mortali. Vedi il Prometeo 'd’Eschilo.