Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/404

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canto ventesimosettimo. 401

277 Io non credo che l’acqua di Giordano,
     Dove fu battezzato Gesù nostro,
     Ti potessi lavar come cristiano,
     Non che questa acqua, che mi pare inchiostro,
     Di questa fonte, o d’un color più strano,
     Pel miracolo ancor che Iddio ci ha mostro:
     Dunque tu pensi con questa malizia
     Che non si satisfaccia alla giustizia?

278 Con Bianciardino e col tuo Falserone
     Giù nell’Inferno ti battezzerai,
     Disse Carlo, in quelle acque di Carone,
     Quando la sua barchetta passerai;
     E manderotti presto Ganellone,
     E qualche tradimento ancor farai,
     Acciò che l’arte non ispenta sia,
     Chè so che tu n’hai in punto tuttavia.

279 E poi che Iddio ha per te riserbato
     Questo arbor secco che c’è qui davante,
     Dove ancor Giuda si fu attaccato,
     Ci mostrerrai di colassù le piante.
     Disse Marsilio: Io mi son ricordato
     Di quel che già previde un nigromante;
     Ma non lo intesi, omè, che questo legno
     Disse, ch’ancor mi sarebbe sostegno.

280 Io ti confesso d’averti tradito
     In molte cose già pel tempo antico:
     Ma poi ch’io sono alla fine punito,
     Solo una grazia ti domando, e dico
     Che gentilezza è d’avere esaudito
     L’ultimo prego d’ogni reo nimico;
     Abbi pietà della mia afflitta moglie,
     Chè morte ogn’odio, ogni cosa discioglie.

281 Perchè, quando tu eri giovinetto,
     Che tu togliesti poi la mia sorella,
     Galafro il padre mio n’avea sospetto,
     E sempre Blanda dicea meschinella:
     O re, che vuoi tu far del Mainetto?
     Che colpa ha lui se la tua figlia è bella,
     E per piacergli abbatte ognuno in giostra?
     Ben sai ch’egli ama Gallerana nostra.