Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/41

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38 il morgante maggiore.

184 Io chiesi insino al burro, e dissi a quello
     Oste ch’un poco di tigna sentivo,
     Per ugner poi gli arpioni e ’l chiavistello,
     Che non sentissi quando un uscio aprivo,
     Tanto ch’io avessi assettato il cammello;
     A ogni malizietta io son cattivo:
     Del livido mi guardo quant’io posso,
     Poi non mi curo più giallo che rosso.

185 Or mi piacesti tu, Margutte mio,
     Dicea Morgante. E ’ntanto un c’ha veduta
     Quella cammella, diceva: Per Dio!
     Ch’ell'è del Dormi ostier quella scrignuta.46
     Disse Margutte: Il Dormi sarò io;
     Non vedi tu, babbion, che si tramuta,
     E sgombera qua presso a un castello?
     E maggior bestia se’ tu che il cammello.

186 Tutto quel giorno e l’altro sono andati
     Per paesi dimestichi costoro:
     Il terzo dì in un bosco sono entrati,
     Dove aspre fere facevon dimoro;
     Ed eron pel cammin tutti affannati,
     Nè vin, nè pan non avean più con loro.
     Dicea Morgante: Che farem, Margutte?
     Vedi che mancan qui le cose tutte.

187 Cerchiamo almeno appiè là di quel monte,
     Se vi surgessi d’acqua alcun rampollo;
     Chè pur, se noi trovassin qualche fonte,
     La sete se n’andrebbe al primo crollo,
     Chè le parole più spedite o pronte
     Non sento, se la bocca non immollo:
     Quel mi par luogo d’esservi dell’acque.
     Onde a Margutte il suo consiglio piacque.

188 Vanno cercando tanto, che trovorno
     Una fontana assai nitida e fresca:
     Quivi a sedere un poco si posorno,
     Perchè e’ convien che ’l camminar rincresca.
     Ecco apparir di lungi un liocorno,
     Che va cercando ove la sete gli esca.
     Disse Margutte: Se tu guardi bene
     Quel liocorno in qua, per ber, ne viene.