Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/75

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72 il morgante maggiore.

137 Florinetta una gemma ch’avea in testa,
     Gittò nella padella a mano a mano;
     Margutte ciuffa, e la mano ebbe presta,
     E dice: Io fo, per non parer provano.
     Morgante fatta gli arebbe la festa,
     S’avessi avuto qualche cosa in mano;
     E vergognossi dell’atto sì brutto,
     Dicendo: Tu m’hai pur chiarito in tutto.

138 Margutte si tornò in cucina tosto,
     E cominciò assettare un suo fardello
     Di ciò ch’aveva rubato e nascosto,
     E quel che solea por già in sul camello;
     E perch’e’ vide Morgante disposto
     Di dipartirsi, si pensò ancor quello.
     Ch’e’ fussi da fornirsi drento il seno
     Di ghiottornie per due giornate almeno;

139 E mangia e beve, ed insacca per due erri:19
     Dicendo: E’ non si truova cotti I tordi,
     Quand’io sarò per le selve tra’ cerri.
     Morgante intanto al partir par s’accordi,
     E Florinetta con lui era a’ ferri,20
     A pregar sempre di lei si ricordi;
     E che tornassi a rivederla presto,
     E non si parta, che prometta questo.

140 Morgante rispondea ch’era contento
     E in ogni modo per sè tornerebbe,
     E fecene ogni giuro e sacramento:
     Non potre’ dir quanto il partir gl’increbbe;
     Ed abbracciava cento volte e cento
     Quella fanciulla; e non si crederrebbe
     La tenerezza che gli venne al core,
     E quanto Filomen gli ha posto amore.

141 Margutte disse solamente addio,
     Però ch’egli era più cotto che crudo:
     Morgante, poi che del castello uscìo,
     Disse a Margutte: Asséttati lo scudo,
     Ch’io vo’ sfogarmi, poltoniere e rio,
     Chè tu se’ il cucco mio per certo e ’l drudo:
     Può fare Iddio, tu sia sì sciagurato?
     Tu m’hai chiarito, anzi vituperato.