Pagina:Raccolta di proverbi bergamaschi.djvu/49

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

49
Chi è càösa del süo mal pianga se stesso — È frequente nel nostro popolo quantunque non sia di sua fattura.
Chi è ’n difèt, è ’n sospètChi è in difetto, è in sospetto — Chi è colpevole ha sempre paura che si parli di lui; al contrario
Chi gh’a la camisa nèta gh’à miga puraChi ha la camicia (la coscienza) netta, non ha paura;
Chi mal no fa, pura non àChi male non fa, paura non ha — Justus quasi leo confidens absque terrore erit (Salomone), mentre «L’empio fugge senza che alcuno lo insegua.»
Chi massa, mörChi ammazza, muore — cioè Chi di coltel ferisce, di coltel perisce. Quantunque non partigiano della pena di morte, alla vista della spaventevole frequenza dei delitti di sangue, mi sento inclinato ad accettare la dura legge di questo proverbio.
Doe gh’è colpa, gh’è brüsùrDove c’è colpa, c’è bruciore

     Ov’è colpa, ivi è pena; il reo che fugge
     Ha un fier rimorso che l’affanna e strugge.

La coscensa l’è come ’l gratìgol, chi la sent e chi nó la sentLa coscienza è come il solletico, chi la sente e chi non la sente.
La coscensa l’e larga e stréciaLa coscienza è larga e stretta.

     Tale coscienza è fatta a maglia e a rete,
     S’allarga e stringe come voi volete.

La prima galina che canta l’è quela ch’à fać l’öfLa prima gallina che schiamazza è quella che ha fatto l’uovo — Chi primo s’affretta a dichiararsi innocente si accusa da sè. È noto l’Excusatio non petita.