Pagina:Raccolta di proverbi bergamaschi.djvu/68

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è del mestiere può dire il suo parere — Con proverbio non nostro sogliamo dire anche:
Chi è de l’arte conosce l’òpera.
Chi è stać a ca del diaol sa com’ as’ ghe stàChi è stato a casa del diavolo sa come ci si sta.
Chi no próa, no credChi non prova, non crede — ed i Toscani aggiungono: Chi non va, non vede.
Chi no sa fa, no sa comandàChi non sa fare, non sa comandare — quindi Bisogna prima esser garzone e poi maestro (Tosc.).
La gh’ìa resù quela ègia, che ’l ga rincressìa a mör perchè l’a n’imparaa öna töć i déAvea ragione quella vecchia, a cui rincresceva morire perchè ne imparava una tutti i giorni — Infatti chi campa vede molte cose e impara. Seneca scrisse: Tam diu discendum est quam diu vivas.
L’è piò mèi strada ègia che sentér noèlMeglio strada vecchia che sentier nuovo — perchè Chi lascia la via vecchia per la nuova, spesse volte ingannato si ritrova. Non è da dire perciò che si abbia sempre a fare ad un modo; ma sarà prudente non correre dietro ad ogni usanza nuova.
Miga töć í osèi conòs ol mèiNon tutti gli uccelli conoscono il miglio.
Nissù nas maestNessuno nasce maestro.
Quando s’è stać iscotàć da l’aqua colda, a s’ gh’à pura a’ de quela fregiaQuando uno è stato scottato dall’acqua calda, ha paura anche della fredda — Nello stesso senso si dice anche: Chi dalla serpe è punto, ha paura delle lucertole.
Töć i laùr bisognerés pödì fai dò olteBisognerebbe poter fare le cose due volte — e