Pagina:Regola di S. Agostino per le monache di Santa Caterina della rosa.djvu/7

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
4


E quelle Monache, che nel secolo havevano delle ricchezze, quando saranno entrate nel Monasterio, tutto quello, che portaranno, si contentino vadi in commune. Et quelle, che erano povere, non cerchino nel Monasterio quelle cose, che nel secolo non potevano havere.

Nondimeno nelle loro infermità gli ha provisto di quanto gli fà di bisogno, ancorche avanti che fossero Religiose, nel secolo per la povertà, non avessero potuto havere appena le cose necessarie.

Nè per questo si reputino felici, per haver trovato vitto, & vestito nella Religione, che fuori non havriano potuto ritrovare. Nè si insuperbischino per esser’in compagnia di quelle, alle quali nel secolo non haverebbero havuto ardire di accostarsi, mà inalzino il cuor loro à Dio, e non cerchino queste cose terrene, acciò non comincino i Monasterij ad esser utili alle ricche, e non alle povere, se le ricche ivi, quanto si può, si humiliano, e le povere s’insuperbiscono.

Così ancora quelle, che nel secolo pareva, che fossero di qualche conto, non dispreggino le loro sorelle, che dallo stato della povertà sono venute alla santa Religione; mà più si glorijno della compagnia delle sorelle povere, che della dignità, e grandezza de’ lor parenti.

Nè si vantino di haver portato nella Religione parte delle lor facultà; sicome nè anco s’insuperbischino più delle loro ricchezze, perche le compartiscano nel Monasterio, di quello, che farebbono, se le godessero nel secolo. Imperochè ogn’altro difetto nelle opere cattive s’incorre con farle, mà la superbia è un vitio, che và insidiando ancora all’opere buone, acciò si perdino. E che giova donar’il suo a’ poveri, e diventar povera, se la miseria, & infelice anima diventa più superba col dispreggio delle ricchezze, che non era possedendole?

Vivete dunque tutte di un volere unitamente, e d’accor-