Pagina:Replica del dottor C. Cattaneo alla Risposta dell’ing Giovanni Milani.djvu/5

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DELL'INGEGNERE MILANI 277

Treviglio a Bergamo) un selciato continuo di granito, largo cinque braccia; ma che l’ingegnere aveva valutato ogni lastra al decimo del suo valore.

Nella sua risposta (§ 376 e seguenti) il signor Milani afferma che non si trattava di granito bensì di pietra scempia calcarea di Verona; ma confessa d’aver fallato il moltiplicatore, cioè, per dirlo alla buona, il prezzo della pietra: «Nel moltiplicare il numero dei metri quadrati di lastra scempia calcarea di Verona (§ 380) ho preso per moltiplicatore, NON SO COME, in luogo di lire 6,54 — lire 2,76».

Anche noi non sappiamo come un esperto ingegnere, debba sbagliare quasi del triplo nel valore dei materiali più communi, in un caso di sì enorme importanza come una selciatura larga cinque braccia e lunga 150 miglia. E non sappiamo come non dovesse avvedersene sulla sua sedia curule nell’Officio Tecnico a Verona, dove tutti sanno il prezzo di questa trivialissima merce, e in mezzo a venti ingegneri, che, com’esso narra, avevano facoltà di consiglio e di discussione (§ 367), e non erano niente affatto sotto il giogo di discipline umilianti (§ 174); e poi se ne dovesse accorgere, dopo molti mesi, a Vienna: «Di questo errore mi accorsi io stesso… in Vienna, nel novembre 1838 (§ 380)».

Ma vedete sventura! «Allorchè mi accorsi in Vienna di quell’errore, il progetto era già stato spedito in Italia; e propriamente a Milano» (§ 382). Povero ingegnere in capo! In Italia e propriamente a Milano! Ecco dunque l’ingegnere in capo, che prende la posta, e galoppa dietro al suo sproposito, e alla sua pietra scempia, in Italia e a Milano; e vi giunge. «Anch’io giunsi a Milano: attesi che la Commissione esaminatrice fosse nominata e raccolta; e tosto che seppi che faceva parte di essa... il signor cav. Donegani, gli esposi in una Memoria in iscritto, rimessagli negli ultimi giorni del gennajo 1839, l’errore occorsomi, pregandolo a permettermi d’emendarlo… concludendo anche che non mi scolpava pel fallo fatto, perchè egli era tanto materiale (dite tanto grosso), che si scolpava da sè. Quanto ho chiesto dalla gentilezza del cav. Donegani, mi fu da lui accordato, e così terminò quest’affare (§ 383).

Senonchè quest’affare non è terminato ancora, come qui si vede; e non avrà finito così nemmeno allora, perché