Pagina:Ricerche sopra l'aritmetica degli antichi.djvu/5

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
6

ed è il quarto de’ Comentarj Pitagorici d’esso Jamblico, tradotto dal greco in latino per opera di Samuele Tennulio, ed arricchito delle note di quest’ultimo, e delle osservazioni di Gioachino Camerario (Arnhemiae et Daventriae 1668, in 4.°). L’originale poi di Nicomaco era uscito alla luce in Parigi colle stampe di Cristiano Wechelio nel 1538. Rimane il dubbio, se a lui, o a Teone di Smirne, o a Jamblico si debba l’altra opera Theolegumena Arithmetica, già stampata in greco dal predetto Wechelio (Parisiis 1543, in 4°), dove si parla degli attributi fisici, etici e teologici de’ numeri: nondimeno il Fabricio inclina a favore di Jamblico (l. c. 2, 13; et 4, 22, §. 7); come certamente a Teone appartiene il libro: Eorum quae in Mathematicis ad Platonis lectionem utilia sunt expositio, etc. gr. lat. Parisiis 1644, in 4.°). A questi scrittori greci un altro può aggiugnersi assai più moderno, vo’ dire Michele Psello, che fioriva intorno all’anno 1008, e di cui si ha un Compendium quatuor Artium, Arithmeticae, Musicae, Geometriae, Astronomiae, gr. lat. per Xylandrum et per Murenum, Basileae 1556, ristampato altre volte.

A tutti però si potrebbono applicare le accuse di Fozio contro Nicomaco, siccome vedemmo, ed in generale quelle di Sesto Empirico contro i Matematici (Adv. mathem. lib. 4). Al nulla in fatto ne guida il sognar con Pitagora, che i numeri sono il principio d’ogni essere (V. Plutarch. de placit. philosophor. l. 3), o il collocare con quel filosofo nella scienza de’ numeri la somma felicità, o il riguardare come numero il mondo e l’anima, o il considerarlo anzi come una divinità, o il vagare fra mille altri arditi fingimenti, e pravi assurdi, ed aride sottigliezze. (Conf. Meurs. l. c. c 1, et seq.). Si vuol però eccettuare Diofanto Alessandrino, vissuto intorno all’anno 150 dell’Era volgare, uno tra i pochi antichi Scrittori aritmetici, a noi restanti, che della scienza de’ numeri abbia fatto utilissime applicazioni ne’ sei libri esistenti de’ tredici da lui composti su tale argomento (V. Fermat. fil. in monit. ad Diophant. Arithm. Tolosae 1670).