Pagina:Rivista di Scienza - Vol. II.djvu/321

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che cos’è la coscienza? 313


mente, che finii per fare la discesa del tutto macchinalmente, pensando nel frattempo ad altre cose, come se avessi camminato sulla strada maestra: tutti i miei passi anche i più difficili, ciascun mio salto da sasso a sasso, anche quelli da eseguirsi in modo che i sassi non si movessero, e ad onta che alcuni di questi sassi si erano certo spostati dopo il mio ultimo passaggio, erano divenuti per me altrettanti atti incoscienti. Infatti, mi trovavo di ritorno all’albergo senza che il più piccolo ricordo di nessun punto un po’ accidentato del sentiero mi desse «coscienza» della discesa effettuata.

Eppure anche durante tale discesa «incosciente» dovevo aver fatto certo molta attenzione ai sassi, al modo di mettere prudentemente il piede su di essi perchè non ruzzolassero giù, tanto più che molti di essi pel continuo passaggio di gente sul sentiero cambiavano ogni giorno di posto e di posizione. I miei passi anche allora non potevano, dunque, essere semplici atti riflessi, bensì dovevano certo essere guidati da altrettanti atti di riflessione concatenati fra loro.

In questo esempio, ciò che al ritorno della mia passeggiata mi appariva come cosciente era la serie delle mie meditazioni, e ciò che mi appariva come incosciente era la serie delle sensazioni e reazioni provocate in me dal mondo esterno. Talvolta, invece, succede proprio l’opposto: ci rimane cosciente, cioè, la serie delle sensazioni esterne e incosciente la meditazione interna; tutto dipendendo dalle circostanze fortuite, le quali fanno sì che sia l’una o l’altra serie a riattaccarsi a quella che seguiterà da allora in poi a costituire la serie principale, la «coscienza» propriamente detta dell’individuo.

Così, se dopo esserci affaticati invano intorno alla soluzione d’un problema, usciamo fuori per riposarci, tutte le sensazioni piacevoli che ci dà la passeggiata, ed esse sole, ci appaiono al nostro ritorno come coscienti; senonchè, ad un tratto, ecco che ci si presenta alla mente la soluzione già pronta del problema, prima invano cercata: la meditazione interna, senza la quale impossibile sarebbe stato di giungere al risultato che ne costituisce il termine, è dunque certo avvenuta, ma essa ci rimane incosciente. Sono troppo note, perchè sia qui necessario di rammentarle, le soluzioni di problemi scientifici celebri avvenute così per via incosciente.

Talvolta, infine, ci rimangono incoscienti tanto la serie delle meditazioni interne che quella delle sensazioni del mondo